Piccole riflessioni sui grandi cambiamenti

Stamattina sfogliando le pagine socials, mi sono imbattuta in questa eloquente immagine di copertina. Eloquente quanto triste.

La riprendeva il sito di Mountain Wilderness, con un articolo dal titolo La neve è finita. In Italia è tempo di pensare a nuovi modelli di turismo

Contemporaneamente uno scambio mail interno tra la dorsale Lecchese, la Valmalenco e Milano, sottolineava la stessa preoccupazione: qualcosa sta cambiando è ormai ineludibile. Ci siamo chiesti e ci chiediamo fino a che punto taluni operatori non vogliono e, ostinatamente, non vorranno rendersene conto ( e lo dico da sciatrice ma con occhi e cervello)

Una risposta me la diede Luca Mercalli in uno dei nostri incontri: la realtà che stiamo vivendo è talmente inedita per noi, che la consideriamo impossibile. Inedita nel senso che fino ad ora, l’uomo non si è mai spinto fino a questo punto, non nel senso che non è in atto.

Durante queste vacanze di Natale, camminando a fianco di una striscia di neve, fui richiamata in modo gentile, dalla proprietaria del fondo che gestiva quella che era e che tentava di essere ancora, una pista di fondo. Di una non giovanissima età, certamente ha visto molti inverni alpini (più di me) lei stessa non si capacitava di come quest’anno in quel punto non solo non avesse nevicato, ma addirittura “i laghetti nemmeno si congelano”. "Sa abbiamo dovuto portare la neve per fare l’anello, per favore non la calpesti", ma come è possibile?” . Ho provato a parlarLe di cambiamento climatico e di pensare e ripensare a nuove proposte per i turisti: “eh sì ne ho sentito parlare, ma sa com’è se ne dicono tante al telegiornale, ma ora questo inverno mi fa veramente pensare male”…..

Bisogna crederci, già ci siamo.

C.B